Come fare una critica in modo assertivo
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La cattiva notizia è che per il nostro benessere dobbiamo proprio farle queste critiche: tenerle tutte per noi non faranno altro che montare come albumi a neve fino alla (nostra) esasperazione. Seguendo il cinico-ma-sempre-valido detto ‘mors tua vita mea’, dobbiamo allenarci ad esternare il nostro disappunto verso un’altra persona.
La buona notizia è che ci sono piccole grandi regole di comunicazione che possono rendere la nostra critica più accettabile e digeribile dall’Altro. Come sempre, se argomentiamo in modo giusto non avremo mai torto.
Quante volte non abbiamo avuto il coraggio di dire al nostro migliore amico che il suo ritardo ci ha davvero infastidito, che il nostro collega è un lavativo e non può addossare a noi il suo lavoro, che il nostro capo ci ha trattato male, che il nostro partner ci ha deluso.
Sempre per il filone della comunicazione assertiva, ecco qui il ‘vademecum’ di come poter fare una critica a cuor leggero e in linea con il rispetto dell’altra persona:
. Rivolgersi direttamente all’ interessato piuttosto che ad un intermediario
. Trattare in privato anziché in pubblico
. Evitare i confronti con altre persone
. Protestare verbalmente e non con la mimica facciale (“Sì certo hai ragione…” – mentre si alzano gli occhi al cielo)
. Evitare umorismo e ironia (Non usare il sarcasmo per tirare frecciatine..!)
. Non lasciare accumulare un contenzioso (Mandare giù rospi ogni volta dicendosi “Vabbé ci passo sopra”…prima o poi si esplode e la critica non sarà costruttiva!)
. Affrontare un argomento alla volta (Non aprire diverse parentesi all’interno di un unico discorso..serve solo a confondere le acque e a fomentare il disaccordo)
. Non scusarsi prima di iniziare la critica (Se presento una critica in modo corretto non ho torto e non devo chiedere scusa al mio interlocutore)
. Non dire “sempre”, “mai”, “ogni volta” ( Bisogna sempre essere precisi nel fare una critica: “Mi ha dato fastidio questo comportamento”, “Oggi hai tardato di cinque minuti“..è più accettabile e corretto rispetto all’esclamazione “Sei sempre in ritardo!”)
. Essere concreti e precisi (Vedi sopra!)
. Parlare di sé, invece che dell’interlocutore (Quello che hai detto mi ha fatto sentire umiliato”, anziché “Tu hai detto questo per umiliarmi”)
. Presentare l’aspetto positivo della critica (“Ti faccio presente questo in modo che la prossima volta possiamo venirci incontro in modo diverso”)
. Suggerire una soluzione realistica ed accettabile (“Che ne dici se troviamo un compromesso?”)
Dott.ssa Sabrina Franzosi Psicologa Psicoterapeuta a Bologna e a Molinella
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