L’Empatia – un cartone animato.
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Il più delle volte viene utilizzata nel momento in cui stiamo parlando di una persona a cui è successa una cosa spiacevole, brutta, triste e di fronte alla quale raramente possediamo una risposta adeguata [es. un lutto, una separazione, la perdita del lavoro ecc.]. L’empatia, però, entra in gioco anche quando un nostro amico ci sta comunicando la sua gioia per un traguardo raggiunto, per un momento felice della sua vita. L’empatia non è associata solo a momenti negativi e, questa, è la prima cosa su cui è facile fare confusione. Altre volte può essere scambiata con la ‘simpatia’ che proviamo per qualcuno o per la capacità di rispondere in modo sensato alla persona che si sta confidando con noi, in merito ad un brutto periodo, un’emozione di tristezza o di disagio.
Il termine nasconde una complessità malcelata. Se la definizione più nota è ‘mettersi nei panni dell’altro’ – e qui SEMBRA facile – se andiamo più in profondità, l’empatia include diverse capacità:
1) A livello cognitivo: porre l’attenzione a quello che ci sta dicendo l’Altro e sentirlo ‘nostro’. Dobbiamo riuscire a sentire l’emozione che sta provando l’altra persona -senza confonderla come una nostra emozione!
2) A livello comportamentale: dimostrare un ascolto attivo e non giudicante, dove per ‘ascolto attivo’ intendiamo un ascolto totale delle parole dell’altro e dare il feedback che abbiamo inteso perfettamente quello che ci sta comunicando.
Questo breve cartone animato riassume tutto il concetto in una breve scenetta che termina con una semplice, ma spesso data per scontata, conclusione:
‘La verità è che raramente una risposta può migliorare le cose. Quello che migliora le cose è il legame.’
Smettiamo di avere la necessità di riempire un silenzio imbarazzante [per noi] dando risposte che sembrano [a noi]intelligenti e positive, impariamo a conferire valore all’emozione dell’Altro, a farla un po’ nostra.
Si può fare anche in silenzio.
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