Ottimista o Pessimista?
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e, pensando al futuro, immagini sempre la migliore delle prospettive: questo non è il vero Ottimismo, bensì l’ Ottimismo Idiota – così definito dalla psicologia cognitiva- ovvero la Sindrome di Pollyanna: tale sindrome consiste nel percepire, ricordare e comunicare in modo selettivo soltanto gli aspetti positivi delle situazioni, ignorando quelli negativi o problematici.
L’ottimismo più reale, invece, si rifa al tipo di stile esplicativo che ognuno di noi adotta, termine che indica il modo che ognuno di noi ha per interpretare le cause degli eventi negativi e positivi.
Ma come possiamo spiegare la differenza tra ottimista e pessimista in due parole? Proviamo con degli esempi:
Se pensiamo che gli eventi negativi in termini di sempre e mai e li vediamo come elementi costanti, avremo uno stile pessimistico e permanente. Se pensiamo ad essi in termini di talvolta e ultimamente, se li qualifichi con aggettivi e li attribuisci a condizioni temporanee, avremo uno stile ottimistico
“Sono un fallimento totale” (causa permanente) => “Sono esausto” (causa temporanea)
“Non parli con me (causa permanente) => “Ultimamente non hai parlato con me” (causa temporanea)
“Mi rimproveri sempre” (causa permanente) => “Mi rimproveri quando non pulisco la mia camera” (causa temporanea)
Da questi brevi esempi possiamo vedere come l’ottimista sia colui che ricerca obiettivamente le cause dell’evento negativo in diverse circostanze e non esclusivamente in riferimento ad un fallimento totale della propria persona o nell’irreversibilità dell’ambiente esterno.
Possiamo definire lo stile esplicativo come una sorta di dialogo interiore e questo può essere modificato tramite la terapia cognitiva: questa è in grado di fornire una serie di abilità cognitive per imparare a dialogare con se stessi di fronte ad un fallimento e queste stesse abilità possono venire utilizzate ogni volta che si manifesta un evento negativo.
[Fonte: “Imparare l’Ottimismo” – M. Seligman]
Dott.ssa Sabrina Franzosi – Psicologo Bologna
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